From teatro

Le farfalle non vivono nel ghetto

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Martedì 28 Gennaio

ore 21:00

Presso il Centro Giovani a Santa Croce s/a (Via Filippo Brunelleschi, 2)

Nell’ambito delle iniziative per il giorno della memoria del Comune di Santa Croce Sull’Arno

Le farfalle non vivono nel ghetto

Voci e canti dal lager di Terezin

A cura di Associazione Culturale Elicriso

Dalla fine del 1941 alla liberazione nella città-ghetto di Terezin soggiornarono più o meno a lungo gli ebrei cecoslovacchi destinati al campo di sterminio di Auschwitz.
Tra di loro 15.000 tra bambini e giovinetti, meno di cento dei quali riuscirono a sopravvivere. Del loro passaggio a Terezin è rimasta una commovente testimonianza, rappresentata da alcune migliaia di disegni e qualche decina di poesie. Da tali documenti, che furono oggetto di affettuoso studio da parte di psicologi, letterati ed artisti, traspare una maturità di pensiero straordinariamente precoce, la straziante consapevolezza di un destino inesorabile, e soprattutto il disperato, insopprimibile anelito alla vita delle giovani vittime. Nella maggior parte dei versi, già di per sé toccanti per i motivi ispiratori e la vicenda umana che sottintendono, sono presenti valori poetici autentici, che stupiscono per l’altissimo, imprevedibile livello di forma e linguaggio e la sconvolgente capacità espressiva.


In questa lettura-concerto le poesie dei bambini di Terezin sono incastonate in alcune bellissime pagine di musica che attingono dal repertorio popolare italiano e dalla tradizione ebraica: dai canti chassidici, in Yiddish, a quelli degli ebrei sefarditi (dalla Spagna e dalla ex Yugoslavia), ad alcuni canti religiosi in lingua ebraica. In questa musica incontriamo temi e registri diversi: la nostalgia per un amore lontano, la gioia del matrimonio, la preparazione ad importanti feste come Pesah e Purim, la lode e la gratitudine verso Dio. La varietà sia musicale che linguistica di questi canti è testimonianza della presenza errante degli ebrei in molti luoghi del mondo. La barbarie nazifascista si riversò anche verso un altro popolo errante, quello Rom. Fabrizio De Andrè nel suo brano Khorakanè ha saputo raffigurare con alcune semplici e vivide immagini la vita quotidiana di questo popolo e la tragedia che condivise con gli ebrei. Le parole del grande poeta e cantautore genovese aprono e chiudono lo spettacolo, dando un messaggio che trascende la canzone e diventa universale: chi resta ha il compito di ricordare.

Interpreti:

Andrea Giuntini: Voce recitante

Ilaria Savini: Voce

Simone Faraoni: Pianoforte*, Voce, Fisarmonica, Percussioni

Butta la bomba bel musin!

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Butta la bomba bel musin
martedì 22 Novembre ore 21:15
Cinema La Perla, via de’ Neri 5, Empoli

bel-musin

Evento promosso, organizzato e sostenuto dal Comune di Empoli nella settimana della giornata contro la violenza sulle donne.
Con il patrocinio delle associazioni:
Sezione soci coop Empoli, Porte Aperte, Lilith, Acqua in gabbia
Empoli jazz, Astro, Astro dragon ladies, Auser, Spi, Cgil, Fidapa,
Plantago, Imagine, La Valigia Blu.
Foto di Carolina Rugi.

Lo spettacolo…

Un invito sopra le righe ad andare un po’ dentro le righe.

Un locale notturno, il “Pink Pig”. Due ciniche musiciste jazz si trovano loro malgrado a dover ascoltare i problemi della signorina V, una donna delle pulizie apparentemente un po’ svampita, afflitta da uno strano morbo che le fa a poco a poco perdere i cinque sensi e contro il quale c’è una sola medicina: il Calmadon.

La signorina V, che è la metà di V doppio, cerca la parte che gli manca. Dov’è la parte che manca a V per essere W? Nell’amica Wilma? Nel fidanzato Wolmer? Nel nonno Wilfredo? E dove sono finiti?

Un individuo, una donna, che perde i cinque sensi via via che la vita perde il suo senso. Gli abbandoni, le perdite, il senso opprimente di mancanza incombono su di lei lasciandola nervosa e vibrante a combattere con i repentini cambi d’umore. Nel gioco espressivo, in cui non mancano brividi di gelida consapevolezza, l’ironia mitiga il sentore di perdita che aleggia nel testo.

Musica e sarcasmo si intrecciano in un racconto dai ritmi mozzafiato. Così tra uno standard jazz e l’eco di antichi canti popolari libertari le tre donne si avvicineranno sempre di più, fino quasi a fondersi, senza però perdere ognuna se stessa e la propria solitudine. La risposta ironica che tinge di assurdo le esagerate ormai banali e comuni risposte del reale.

Come una funambola nel circo della vita la protagonista salta sul trapezio, senza rete e senza bugie…gettando uno sguardo sul mondo che ci circonda e che a volte ci affonda.

Lo spettacolo trae ispirazione da “La misteriosa scomparsa di W”, il comico, sferzante, dolente testo di Stefano Benni, che racconta di V semplice e di W doppio, una parte che cerca il suo tutto.

 Katia Frese: voce recitante, sperimentazione sonora, oggetti surreali
Ilaria Savini: canto, presenze surreali
Susanna Crociani: fiati, superpresenze surreali

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